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Conversando di leadership con Giuseppe Pisi


Pubblicato il 10-11-2016 in FENICE News

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Il Dr. Giuseppe Pisi, Presidente di Fenice SpA, al rientro dalla visita periodica al mercato cinese, parla ai microfoni de Il Giornale di Vicenza, di mercato globale della pelletteria e di Leadership.
Ecco l’intervista completa:

Un quadro generale del mercato
Tutti i parametri che ci vengono forniti dai media specializzati prospettano qualche anno di ulteriore difficoltà, confermata anche dalla nostra esperienza diretta.
L’indebolimento occidentale in generale, ed europeo in particolare, non è solo economico, ma è anche politico e culturale. Si tratta di una crisi, complessa, di sistema. C’è un fantasma che pervade Eurolandia, l’incertezza, che influenza tutti, persone, aziende, istituzioni.
Mario Deaglio nel suo ultimo libro “La crisi che non passa” a proposito dell’economia occidentale parla di doghe, di una botte che si è sfasciata, e che devono essere rimesse insieme, strette da nuovi cerchi, cioè nuove regole in sostituzione degli attuali arrugginiti.
Mi chiede se ci saranno effetti depressivi: Mi auguro che lo siano solo sul mercato, come detto, perché il pericolo più grande che corriamo è che la crisi ci penetri nelle ossa, domini la nostra mente, bloccando con la sua negatività lo sviluppo di una reattività positiva.
Del resto crisi in senso greco significa “momento decisivo”.
Bellissimo e da riproporre ci sembra essere il pensiero di A. Einstein : “Non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo. La vera crisi è la crisi dell’incompetenza. L’unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla.”
Purtroppo anche per i tempi di recupero dei livelli occupazionali, che nel mercato del lavoro in Italia, per le sue caratteristiche, sono storicamente lunghi, possiamo prevedere un periodo di ulteriori 2-3 anni. Questa è un vera criticità.
Mi sembra interessante rilevare anche, che se pur la crisi continua, non sarà vissuta da tutti nello stesso modo, molte persone, settori di attività, singole imprese, reagiranno in modo diverso e i percorsi individuali potranno comunque anche essere di continuo successo.

Quali sono i provvedimenti urgenti da adottare per risollevare le imprese in Italia?
A livello di Paese c’è bisogno, oggi più che mai, di un comandante saldo sul ponte di comando, un governo forte, capace, sostenuto da tutte le forze sociali, consce della drammaticità della situazione.
Mi sembra di poter dire che proprio questo è l’assetto attuale della governance di FENICE... concedetemi la piccola immodestia.
Lo spirito civico dei cittadini, il loro senso di appartenenza ad una comunità solidale, che diventa ogni giorno più equa, deve essere stimolato, alimentato con necessarie proposte evolutive, per migliorare i comportamenti individuali, evitando lo scoglio della delazione, dell’invidia sociale, dell’atomizzazione della società, delle contrapposizioni di infausta memoria.
I cittadini Italiani devono provare l’orgoglio di appartenere ad una società straordinaria come quella italiana, certamente migliorabile ma non per questo inferiore a nessun’altra.
Per risollevare le imprese, più che al Sistema Paese guarderei al loro interno. Mi sembra di poter dire infatti che in nessuna parte del mondo l’economia centralizzata o assistita abbia prodotto buoni risultati. È insostenibile il livello di tassazione di un Paese senza materie prime, manifatturiero ed esportatore come l’Italia, che deve collocare i propri prodotti in una palestra internazionale dove confluiscono competitors favoriti da pesi fiscali molto minori.
Naturalmente il Paese cercherà di mantenere alta l’attenzione per le cose che sappiamo fare meglio, le nostre vocazioni: turismo, agroalimentare, beni culturali e cultura, design e moda, meccanica di precisione, logistica.  Per tutte le cose in cui gusto, bellezza ed ingegno emergono.
Le piccole e medie industrie sono il primo fronte di difesa economica della Nazione e le attività manifatturiere sono irrinunciabili per l’Italia. La Germania, che oggi guida lo sviluppo europeo, non ha mai rinunciato alla propria produzione industriale e ne è premiata. Altro che era post-industriale. Negli USA stiamo assistendo ad una re-industrializzazione dopo un ventennio di delocalizzazioni, chiusure, perdita del saper fare produttivo ed organizzativo.
Comunque, pur all’interno di una favorevole visione generale pianificata, sostenuta, difesa, le singole imprese devono arrangiarsi. Non vedrei un politico alla guida delle nostre aziende. Quello che serve, comunque, è un ambiente esterno favorevole, che ne riconosca il ruolo sociale, stimoli la propensione al rischio intelligente, promuova la genesi e lo sviluppo di imprese contornandole financo di clima affettivo, riconoscendole come altrettanti “tesori emergenti”.
Un eroe della società moderna è anche l’imprenditore, che mostra la via d’uscita dal labirinto, novello Prometeo che si impossessa dell’energia materiale e la restituisce agli uomini. Ricchezza per la nazione, uomo al centro della scena. Anche da lui dipende se ci sarà lavoro per tutti o no, se i giovani possono avere prospettive, se le società, le nazioni, i mondi umani possono trovare da fare, da riordinarsi, da evolversi. L’imprenditore introduce nella società qualche cosa di nuovo e poi coinvolge poco o tanta parte della società. Ma l’imprenditore comunque è pronto a cogliere opportunità di profitto più che a generarle, risponde alle opportunità che aspettano di essere notate, quindi il menù delle scelte è sempre una proposta sociale, come le regole le accompagnano. Questa nostra società straordinaria che vive un momento di debolezza può essere efficacemente aiutata dal mondo dell’impresa.

In particolare di cosa pensa abbia bisogno il settore industriale, come quello in cui voi operate?
Vendiamo in un mercato globale e siamo stati aiutati dalla omogeneizzazione delle normative e regolamenti operativi la cui semplificazione e snellimento può continuare.
Riconosco comunque quanto difficile sia la composizione di queste tematiche, non tanto per posizioni pregiudiziali, ma per l’implicita complessità.
Il contratto psicologico prevede aspettative da parte dell’impresa non sempre esplicitate con chiarezza ed assecondate da parte del collaboratore come la fedeltà, l’impegno, i risultati, l’apprendimento costante, l’onestà, l’empatia, la solidarietà, come spesso sono disattese le aspettative del collaboratore in quanto a miglioramento economico, sicurezza, qualità dell’ambiente di lavoro, formazione, attribuzione di responsabilità, giustizia, ecc., mentre la parte emersa si riferisce ad un pagamento a fronte di ore prestate.
La società nel suo insieme deve essere capace di generare fiducia nel futuro, una fiducia che deve contagiare tutti. Attualmente c’è una caduta verticale, in larga parte immeritata, nel nostro capitale sociale verso le elité-leader, le istituzioni e i concittadini che necessita di essere recuperata.
La fiducia nel futuro si è spostata altrove: 87% dei cinesi e 50% dei brasiliani  sono convinti che il loro Paese si stia muovendo nella giusta direzione, verso un migliore avvenire. Solo il 30% degli americani mostra di avere questa fiducia e la percentuale si abbassa a meno del 25% per gli europei, come leggiamo in “Alla mia sinistra” di Federico Rampini.
Il confronto tra l’occidente in declino e gli altri paesi ha quindi una dimensione anche psicologica.
I paesi che avanzano hanno rispetto per il denaro, denaro onesto naturalmente, che riconoscono come un possente trasformatore Faustiano che suscita passioni, generatrici di benefici effetti per la società.
La libertà individuale, la libertà d’impresa, si può spegnere anche con eccessive accentuazioni, alle quali abbiamo assistito recentemente. Il benessere e la ricchezza non è un male in sé e per sé, è un bene cui tutti possono aspirare e impegnarci a conseguire.

Entriamo poi nel vivo della nostra intervista per parlare del recente libro da Lei scritto e  distribuito da Franco Angeli sul tema della Leadership e su come essere un leader efficace.
Perché ha scritto questo libro?
Mi è sembrato importante trovare un modo per trasferire le mie conoscenze alle giovani generazioni che sono all’instancabile ricerca di idee e di prospettive. Conoscenze frutto di 40 anni di attività aziendale, uniti a 11 anni di esperienza maturata prima presso i grandi gruppi chimici europei, esperienze che hanno sedimentato importanti strati di conoscenza affinate poi con lo studio di disciplina nel corso dell’acquisizione della laurea in Marketing e Comunicazione.
Tutto ciò che siamo, in definitiva, lo dobbiamo agli altri e quindi ci è parso che un libro che condensa esperienze, incontri professionali, frequentazioni curate, continua e attenta lettura e impegno di studio, meritasse di essere messo a disposizione di chi sappia coglierne l’utilità visto anche l’apprezzamento che hanno avuto il primo libro pubblicato “Spaghetti Marketing” e il secondo “In Cina per Affari”.


Calandoci nel contenuto del libro ci precisa quali sono i suoi punti più interessanti?
Il libro non poteva non fare una disamina di ciò che è considerata essere la leadership.
Il possesso di specifiche abilità non crea la condizione di leadership. Le capacità da sole, per quanto elevate siano, non fanno i leader. Accanto ad esse deve emergere, con forza, la filosofia di base che si rivela come specifico stile e comportamento, crea il clima, implementa strategie ed ha modo di svilupparsi coniugata con la capacità di esprimere qualità estetiche e realizzare raffinati equilibri formali anche nelle relazioni.
Subito dopo viene messo in luce nel testo quale leader vogliamo promuovere in quanto guardandoci attorno ne vediamo emergere di tanti tipi diversi e il libro orienta insistentemente verso un leader al femminile, ritenendo importante lo sviluppo della capacità di dispiegare uno sguardo femminile sulla realtà, cioè la capacità di progettare uno stile di progettazione  e del modo di stare insieme che tragga la sua fonte da più delicate immagini e pensieri femminili.
Femminile è la conoscenza che per trarre qualcosa dal mondo bisogna farsene carico e assumersene la protezione.
L’esperienza femminile che arriva alla condivisione delle fragilità, che genera accoglienza e comprensione, calore e fiducia.
Una leadership quindi che si lascia pervadere dal femminile e dalla sua potente saggezza.

Dunque esistono tante tipologie di leadership, ma in poche parole mi chiarisca meglio cos’è questa benedetta leadership.
Leadership è una parola intrigante, una entità semantica, difficile da tradurre, un concetto appunto, un insieme di elementi coordinati e coerenti tra loro, un’aura ed un’attività che scaturisce da talune persone: i leader, e si proietta su altre persone, a creare il suffisso ship.
Lo stile di leadership trova origine nella filosofia del leader, filosofia che costituisce la base su cui vengono costruite le relazioni, le strategie, le attività operative, come anche la modalità del loro fluire, il loro ritmo ed intensità.
Leadership, che risiede in meno tangibili e meno misurabili capacità, come l’ispirazione, la capacità di creare fiducia, il pensiero positivo, le abilità professionali e decisionali, l’attitudine alla guida di altri, il carattere della persona e le sue capacità.


Dalle sue parole cogliamo quindi quanto sia importante per un leader immaginare un futuro migliore per sé e per gli altri, essere visionario.
Un proverbio brasiliano recita che quando una persona sogna, siamo nel mondo dei sogni, quando invece più persone iniziano a sognare assieme, sta per iniziare una nuova realtà.
Padre Pio ha lasciato scritto che smettere di immaginare significa morire e se mi fa continuare con le citazioni Einstein, lui  scrive che l’immaginazione è più importante della conoscenza.
Se credi di poter fare una cosa o se credi di non poterla fare, dice Henry Ford, hai sempre ragione.
Quindi certamente i leader devono essere visionari, ma anche capaci  e determinati nello sviluppare strategie che consentano loro e a chi ci segue di realizzare il sogno.

Qualcuno vorrebbe rottamare la leadership in nome di una ritrovata libertà liberata. Perché invece concentrarsi sulla figura del capo, del leader e della sua leadership?
Gli uomini hanno paura e terrore della libertà.
Nulla è mai stato più intollerante della libertà per l’uomo e per la società umana.  La libertà per gli uomini è un dono terribile.
Sono  affermazioni del Grande Inquisitore nei Fratelli Karamazov, che continua dicendo che l’uomo è pervaso dalla preoccupazione tormentosa di trovare qualcuno al quale restituirla più presto possibile. Le organizzazioni umane necessitano di capi, di guide. I tedeschi dicono “Ein Mann, Ein Boss”.
Quando una guida è appropriata, è enorme il beneficio che genera.
Vediamo come alcuni gruppi umani risultino maggiormente ispirati, motivati, organizzati ed efficaci nel raggiungere obiettivi, che non altri.
 
Perché questa attenzione alla leadership?
Perché gli imprenditori sono leader, hanno il compito di mostrare la via, l’uscita dal labirinto, vedere dietro l’angolo, sognare un futuro migliore per sé e per gli altri. Gli imprenditori sono un tesoro emergente, una ricchezza per ogni Paese.
La dimensione imprenditoriale con il mercato e la dimensione organizzativa, giocano un ruolo cruciale nello sviluppo delle piccole e medie imprese che sono in Italia una splendida anomalia, secondo l’OCSE, e che costituiscono il primo fronte di difesa della economia nazionale.
Far conoscere e promuovere la leadership è una funzione sociale importante per il benessere che può far ricadere su tutti.

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